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Tutto è possibile

Ricordati che quando qualcuno ti dice che è difficile, ti sta dicendo che è possibile e se ti dice che è impossibile ti sta parlando dei suoi limiti, non dei tuoi. Tu vai avanti fino in fondo, perché le vette irraggiungibili si concedono solo ai cuori intrepidi.

La normalità è un’illusione

La normalità non esiste,
si tratta di un’idea soggettiva, una personale interpretazione di quella che chiamiamo realtà. Voler tornare alla normalità significa voler tornare a un passato negando che il futuro possa essere migliore soltanto perché non ci piace il presente. Ma nessuno si chiede cosa ci stia insegnando questo presente, nessuno lo vuole analizzare per progettare un futuro diverso, che possa essere migliore di oggi e di ieri. Perché non ci si chiede come siamo arrivati a tutto questo? Perché dovremmo prenderci una quota pro capite di responsabilità per il buco dell’ozono, per lo scioglimento dei ghiacci, per la deforestazione e mille altre calamità umane che hanno costretto un pianeta agonizzante a reagire al più distruttivo dei virus: l’uomo. Ora abbiamo due possibilità: uscire da questa pandemia e ricominciare a devastare il nostro habitat come facevamo normalmente, oppure impegnarci per costruire un mondo più rispettoso di se stesso, in cui il prosperare non passi necessariamente sulla pelle del prossimo. Abbiamo sempre affermato quanto il carattere distintivo della nostra specie fosse l’intelligenza: chissà se il covid-19 ci darà tempo e modo di imparare la lezione per costruire una nuova coscienza, meno arrogante e diversamente normale.

Alex Zanardi Medaglia d’Oro

Alle Paralimpiadi di Londra, alla soglia di 46 anni, Alex Zanardi conquista la medaglia d’oro con la sua handbike sul circuito di Brans Hatch dove ottenne la sua prima pole in Formula 3000 nel 1991. Continue reading

[:it]Miracoli della natura umana[:]

[:it]Cos’è che permette a un’atleta di esprimere una performance apparentemente impossibile?

Il mondo dello sport è ricco di storie straordinarie che raccontano imprese miracolose e inconcepibili, che hanno lasciato una traccia indelebile nella memoria e nel cuore di tante persone: emozioni profonde e intense, propagate da un singolo individuo a una folla sconfinata, colpita dall’eccezionalità di un evento travolgente, unico e irripetibile. Continue reading

La speranza

Anche quest’anno sta per finire e come sempre è tempo di bilanci.

Tra l’altro, il 2010 ha dato i natali a questo Blog da cui spero di avere offerto qualche utile spunto di riflessione ai numerosi avventori che vi sono transitati più o meno regolarmente. L’ultimo spunto che desidero lanciare sul photofinish riguarda proprio la celebrazione del Capodanno, con le sue tradizioni, convinzioni, desideri e buoni propositi, proprio perché l’immaginario collettivo è rappresentato da una “mappa” abbastanza comune e diffusa, che bene descrive il nostro modo di pensare nei confronti del passato, presente e futuro.

Significativa è l’invenzione del tempo, affinché l’uomo potesse orientarsi attraverso gli eventi, con un modello organizzativo che prende il nome di stagioni, anni, mesi, giorni, fino ad arrivare ai millesimi di secondo. In questo modo, il 31 dicembre di ogni anno è come se qualcosa avesse veramente terminato il suo corso..come se la natura potesse predisporci una ricarica nuova da spendere per i successivi 12 mesi: potremmo attribuire i nostri eventuali insuccessi a un anno particolarmente sfortunato e,  naturalmente secondo questa mappa, le nostre speranze verrebbero riposte nel nuovo anno, cui attribuiremmo il potere mistico di determinare la nostra fortuna, come se la vita dipendesse più da fatti esterni che dalla qualità e quantità del nostro operato.

Certo, molti diranno che augurarsi che il nuovo anni ci porti qualcosa di buono è solo un luogo comune, una tradizione popolare e niente altro..ma a guardare i dati di crescita del super enalotto, del win for life e delle diaboliche slot machine che popolano bar e tabaccherie di tutta Italia, direi che il futuro del genere umano si stia attaccando più a un’improbabile speranza che a poche ottimistiche certezze. Non che la fortuna abbia mai avuto un ruolo trascurabile nella vita delle persone..ma almeno ai tempi dei nostri nonni si diceva che aiutava gli audaci, che proprio non sono quelli che oggi comprano il “gratta e vinci” all’ Autogrill..

Eppure se oggi abbiamo l’elettricità, internet, gli aerei di linea che ci portano oltreoceano, l’aria condizionata..se abbiamo sconfitto le malattie di ogni secolo e portato acqua e gas nelle case, lo dobbiamo a uomini e donne che hanno scommesso su qualcosa di più che un numero della roulette: parlo di persone che hanno creduto fortemente nelle infinite potenzialità dell’essere umano  dedicando ogni propria risorsa per individuare le possibili soluzioni ai disagi di ogni tempo, se non per migliorare la qualità di vita della specie.

Dedico queste righe ai medici e paramedici che militano negli ospedali africani dove non c’è tempo per aspettare un colpo di fortuna e dedico queste riflessioni a chiunque si trovi per scelta ad operare dove soltanto sperare nel nuovo anno non allevierà le sofferenze dei più deboli. Desidero onorare chi, per fede, per coraggio, per solidarietà, si mobilita ogni giorno per fare di questo pianeta un posto migliore in cui vivere, spinto dalla convinzione che avremmo già le risorse necessarie per riuscirci se soltanto ci  impegnassimo tutti insieme. Per inseguire questo sogno non occorre necessariamente essere scienziati, astronauti, medici o ingegneri: basterebbe capire meglio il valore della vita, apprezzarne la sua varietà, rispettandone i valori, condividendo risorse ed obiettivi per offrire una esistenza dignitosa a tutti.

E allora Buone Feste, soprattutto alle donne e agli uomini di buona volontà che sono oggetto delle altrui speranze.

il problem solving e la parabola del barometro

Per la maggior parte di noi, risolvere un problema è un compito più legato a un metodo che all’ingegno: è più correlato con l’apprendimento e la messa in opera di un determinato protocollo comportamentale che alla capacità di riflettere, immaginare ed elaborare varie possibilità d’intervento tra le quali individuare quella che sembra più appropriata al caso.

Dopotutto non è un caso se coniamo proverbi del tipo: chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova..  siamo attaccati alle nostre piccole grandi certezze e ci sentiamo confortati da questo bagaglio di ovvietà fino a quando, inevitabilmente qualcosa interviene dimostrandoci che la vita è fatta di continui mutamenti ai quali sottrarsi è impossibile per chiunque.

Pertanto, soluzioni vecchie, che su un determinato contesto hanno sempre funzionato, non è detto che non possano fallire: magari il campo è lo stesso, la squadra anche, gli avversari pure..ma un diverso allenatore potrebbe sconvolgere un risultato apparentemente scontato; oppure quel giorno gli avversari sono più forti della stagione precedente..tutto può cambiare..e allora diventa importante saper improvvisare nuove e diverse soluzioni, reazioni, comportamenti, per trovare quel qualcosa che può essere funzionale e complementare a quel qualcos’altro. Insomma, la quadratura del cerchio, la tessera del mosaico, l’incastro del puzzle.

Per sua natura, la mente umana, tende sempre a cercare tra le proprie esperienze quella che somiglia di più alla situazione presente che sta vivendo, nel tentativo di individuare immediatamente un comportamento adatto alla circostanza: se la soluzione più evidente non funzionasse però, allora dovrebbe appellarsi al suo lato creativo, che sempre in virtù dell’esperienze vissute, dovrebbe sforzarsi per trovare altre possibilità di successo. In questo campo è interessante notare come di fronte alla scarsità di idee, nel momento in cui in un gruppo qualcuno ne trova una, immediatamente altri individui ne trovano altre, come se più che un problema di esplosivo si trattasse di un problema di innesco. Certamente questo dimostra che la creatività ha spesso bisogno di stimoli esterni..tuttavia domandiamoci chi stimolerà mai il primo individuo? Magari la natura, un rumore o un’immagine..tuttavia è certo che chi possiede una spiccata attitudine nel trovare soluzioni, ha una mentalità molto aperta sia verso l’esterno che l’interno: ovvero una capacità di cogliere gli stimoli esterni e nel contempo saper rimettere in discussione ogni certezza acquisita affinché si possano generare nuovi schemi con la massima flessibilità.

A questo proposito, quello che segue è un simpatico racconto che ho conservato da diversi anni, immaginando che un giorno avrei potuto condividerlo per uno scopo meno ovvio delle quattro risate che è in grado di regalare.

Qualche tempo fa venni chiamato da un collega che mi chiedeva se potevo assisterlo nel valutare una risposta ad una domanda d’esame. Egli intendeva dare uno zero ad uno studente per una sua risposta ad un test di fisica, mentre lo studente sosteneva di meritare il massimo dei voti, e che così
sarebbe stato se il sistema non fosse stato truccato a svantaggio degli studenti. Sia lo studente che l’insegnante concordarono di accettare il giudizio di un giudice imparziale, ed io venni scelto per questo.
Andai nell’ufficio del mio collega e lessi la domanda dell’esame: “Dimostrare come sia possibile determinare l’altezza di un edificio con l’aiuto di un barometro”. Lo studente aveva risposto: “Portare il barometro in cima all’edificio, attaccarlo ad una lunga corda, calarlo fino alla strada e poi tirarlo su, misurando la lunghezza della corda. La lunghezza della corda equivale all’altezza dell’edificio.” Io feci presente che lo studente aveva effettivamente delle buone ragioni dalla sua, considerando che davvero aveva risposto alla domanda completamente e correttamente. D’altra parte, se gli fosse stato dato il massimo dei voti, questo avrebbe contribuito alla valutazione positiva della sua preparazione in fisica. Una valutazione positiva dovrebbe certificare una competenza nel campo della fisica, e la risposta non corroborava questa ipotesi. Suggerii perciò che allo studente venisse concessa una seconda possibilità per rispondere alla domanda.
Non mi sorprese quando mio collega si disse d’accordo, ma mi sorprese quando fu lo studente a dichiararsi d’accordo. Diedi perciò sei minuti allo studente per rispondere alla domanda, con l’avvertimento preventivo che la risposta avrebbe dovuto dare prova delle sue conoscenze di fisica. Alla fine dei primi cinque minuti, non aveva ancora scritto nulla. Gli chiesi se volesse ritirarsi, ma rispose di no. Aveva un sacco di risposte al problema, stava solo pensando a quale fosse la migliore. Gli chiesi scusa per averlo interrotto e lo pregai di continuare.
Nel minuto successivo, scrisse fulmineamente una risposta che diceva: Portate il barometro in cima all’edificio e sporgetevi in fuori oltre l’orlo del tetto. Lasciate cadere il barometro, cronometrandone la caduta e quindi, usando la formula x =0.5*a*t^2, calcolare l’altezza dell’edificio.”
A quel punto, chiesi al mio collega se volesse arrendersi. Lui accettò, concedendo allo studente quasi il massimo dei voti. Mentre me ne stavo andando dall’ufficio del collega, mi ricordai che lo studente aveva detto che aveva altre risposte al problema, e gli chiesi quali fossero.
“Beh,” disse lo studente “ci sono molti sistemi per scoprire l’altezza di un edificio usando un barometro.” “Per esempio si può portar fuori il barometro in una giornata di sole, e misurare l’altezza del barometro, la lunghezza della sua ombra e la lunghezza dell’ombra dell’edificio, e poi, usando una semplice proporzione, determinare l’altezza dell’edificio.”
“Bene,” gli dissi “e ci sono altre risposte?” “Certo,” disse lo studente “C’è un sistema di misura molto semplice che le piacerà. In questo metodo, si prende il barometro, e si cominciano a salire le scale. Salendo le scale, si segna con un tratto la lunghezza del barometro sulla parete. Poi si contano le tacche, e questo le fornisce l’altezza dell’edificio in barometri.” “Un metodo molto diretto.”
“Naturalmente Se vuole un metodo più sofisticato, può legare il barometro ad un pezzo di spago, farlo dondolare come un pendolo, e determinare il valore di g a livello strada ed in cima all’edificio. Dalla differenza dei due valori di g, si può calcolare, in linea di principio, l’altezza dell’edificio.”
“Parimenti, si può portare il barometro in cima all’edificio, attaccarlo ad una corda lunga, calarlo fin quasi a livello strada e poi farlo oscillare come un pendolo. Si può calcolare l’altezza dell’edificio dal periodo della precessione.” “Infine,” concluse, “ci sono molti altri metodi per risolvere il problema.
Probabilmente il migliore”, disse, “consiste nel portare il barometro nello scantinato, e bussare alla porta del custode quando il custode apre, gli si dice così:’Signor Custode, ecco qui un bel barometro. Se lei mi dice l’altezza dell’edificio, glielo regalo.”
A questo punto, chiesi allo studente se davvero non conoscesse la risposta convenzionale alla domanda. Lui ammise di conoscerla, ma disse che si era francamente stufato di docenti universitari che cercavano di insegnargli come pensare.

Quante volte a scuola ci hanno spiegato le finalità per le quali dovevamo sottoporci agli studi di una materia o di un argomento?

Avete mai sentito un’insegnante di geografia parlare di jet lag?  Sicuramente la spettacolare reazione delle Mentos nella Coca Cola non l’avrete appresa dal prof. di chimica, ne’ quello di fisica vi avrà parlato di balistica spiegando che il tappo di uno spumante d’Asti nel primo metro di percorrenza raggiunge i 200km/h , grazie alla pressione (di circa 7 atmosfere) del gas, provocata dalla decomposizione degli zuccheri in fermentazione..

La chiave dell’apprendimento è nel coinvolgimento, nella condivisione che porta alla motivazione, nello stimolo della curiosità che spinge a voler capire per se stessi anziché per la gloria di un voto.  Le capacità di pensiero, riflessione, elaborazione, sono già preinstallate dalla natura e necessitano solo di stimoli per esercitarsi: per un giovane lo stimolo non è l’ipotenusa ma come calcolare il piano inclinato della rampa da skateboard, è studiare l’inglese partendo dai testi del suo cantante preferito, è partire dalla storia più recente per capire perché i suoi nonni dovevano dormire in un rifugio anti aereo, è dibattere sul pessimismo cosmico di Leopardi per confrontarlo con quello della sua adolescenza o della sua civiltà.  Forniamo uno scopo capace di ispirare la curiosità e lo studio di qualsiasi attività umana, affinché la passione guidi i giovani verso la ricerca infinita delle risposte che l’ignoto nasconde..e avremo facilitato lo sviluppo di menti brillanti, sempre tese a capire, con passione e flessibilità, verso se stesse e verso la vita.

il Talentothe Talent

A volte basta davvero poco..alcuni bambini, basta osservarli e ci si rende subito conto del loro talento: per la musica, lo sport, l’arte, o per una delle tante attività che caratterizzano il genere umano. Spesso il talento traspare inevitabilmente, con grande naturalezza, evidente e radioso come il colore dell’alba. Una volta scoperto, è facile per un genitore incoraggiare i propri figli a esprimere questo dono con spontaneità, poiché altrettanto spontaneo è il meccanismo che lo genera, a prescindere dalla sua specificità.

Meno imprescindibile è il contesto, ovvero quanto lo scenario possa favorire o meno i suoi possibili protagonisti. Lo dico perché a volte non sempre è possibile scorgere il sole che sorge: a causa delle nuvole, per nostra distrazione, assenza, o perché attratti da altre cose. Così, alcuni di questi talenti restano sottaciuti, inespressi, inutilizzati, come il biglietto vincente della lotteria dimenticato in un cassetto..

A volte però, il tempo è galantuomo e può accadere che nuovi eventi riescano a scuotere anche il più robusto degli alberi, facendo cadere a terra dei frutti mai visti, liberando risorse a lungo nascoste, capaci di cambiare in meglio la vita di una persona e, sovente, non solo la sua.

Un caso storico, portato agli onori della cronaca mondiale, è certamente quello di Susan Boyle  (http://www.youtube.com/watch?v=X9whxWNI7bE&feature=related ): un grande, incredibile talento, rimasto a lungo nascosto dietro la propria apparenza e ai pregiudizi che da questa scaturivano.

Sono tante le ragioni per cui certi doni che la natura ci regala, tardano a rivelarsi: di certo uno dei motivi per i quali adoro il mio lavoro è perché mi offre l’opportunità di aiutare le persone a trovare il proprio tesoro, per apprezzarlo, goderlo e condividerlo con gli altri; non meno appassionante è affiancare chi già è consapevole delle proprie risorse ma desidera averne un maggiore controllo per raggiungere più agevolmente i propri obiettivi.

Ho visto persone ultraquarantenni realizzare sogni ultraventennali, con l’entusiasmo di un bambino, la consapevolezza di un adulto, l’incanto di chi ha riscoperto la vita e la leggerezza di chi ha capito come prenderla.

A prescindere da chi lo possiede, il talento è una magia che non ha età , che non ha scadenza: è un isola che attende di emergere, una vela spiegata in attesa del vento,  un fiore che prima o poi sboccerà liberando profumi e colori.

Per questo il talento va scovato, stanato, sfamato, coltivato, cresciuto, protetto, incoraggiato.  E’ una delle risorse naturali più preziose del patrimonio umano: accrescerne la consapevolezza, imparare ad avvalersene con abilità e coscienza, significa dare un senso compiuto a questo dono, valorizzando la nostra stessa natura. Capito questo, mettere il proprio talento al servizio degli altri è sicuramente il modo più bello per ringraziare chi ce l’ha procurato, indipendentemente da chi ci piace pensare che sia stato.Sometimes you just really a little .. some children, just look at them and we are immediately aware of their talent for music, sports, art, or for one of the many activities that characterize the human race. Often, the talent shines through inevitably, quite naturally, clear and bright as the color of the sunrise. Once discovered, it is easy for a parent to encourage their children to express this gift with spontaneity, just as spontaneous as it is the mechanism that generates it, regardless of its specificity.
Less essential is the context, I mean, how the scenario could help or not its possible protagonists. I say this because sometimes it is not always possible to see the rising sun: because of the clouds, to our distraction, absence, or because we were attracted by other things. Therefore, some of these talents remain unspoken, unexpressed, unused, as the winning lottery ticket forgotten in a drawer..
But sometimes, time is a gentleman and it is possible that new events are able to shake even the sturdiest of trees, making the unseen fruits fall to the ground, freeing up resources in the long hidden, that are able to change a person life, in  better, and , often, not just his.
A historical case, led to the headlines worldwide, is certainly that one about Susan Boyle (http://www.youtube.com/watch?v=X9whxWNI7bE&feature=related ): a great, incredible talent, long remained hidden behind their appearance and prejudices that arose from this.
There are many reasons why certain gifts that nature gives us, are slow to be: certainly one of the reasons why I love my job, it’s related with the opportunity to help people find their treasure, to appreciate, enjoy it and share it with others, not less exciting than supporting those who already are aware of their resources but want to have more control to better achieve their goals.
I’ve seen people over 40 realizing dreams which were lasting for decades, with the enthusiasm of a child, the awareness of an adult, who has rediscovered the magic of life and lightness of those who have figured out how to get it.
Regardless of who owns it, talent is a spell that has no age, which is not dated: it is an island waiting to emerge, a sail awaiting the wind, a flower that will blossom releasing scents and colors.
This is why talent should be discovered, dug out, fed, cultivated, grown, protected, encouraged. It is one of the most precious natural resources of the human heritage: raising its awareness, learning to use it with skill and conscience, is to give full meaning to this gift, celebrating our own nature. Understanding this, putting our own talents at the service of others is surely the most beautiful way to thank those who have procured it to us, regardless of whoever we like to think it was.

I nostri limiti

In America, i miei colleghi li chiamano “limiting beliefs”, ovvero le convinzioni, i pensieri che sono alla base delle nostre limitazioni: quando pensiamo di non essere all’altezza di un incarico,  o crediamo che certi obiettivi siano fuori dalla nostra portata, spesso dipende dall’idea che ci siamo fatti di noi stessi e delle “capacità che non pensiamo di avere”; curiosamente, entra in gioco una sorta di auto-reputazione che ci siamo attribuiti nel tempo attraverso le esperienze che si sono susseguite .

Naturalmente, per molti è più comodo pensare di non avere i mezzi per eccellere in qualcosa, piuttosto che impegnarsi e mettersi in gioco per dimostrare il contrario: in questo modo non si rischiano brutte figure, in quanto non si alimentano le aspettative di chicchessia e tanto meno le proprie. Tutto questo però, al caro prezzo di lasciare inespresse alcune delle potenzialità che potrebbero fare la differenza nella nostra vita: questa cosa il nostro inconscio la sa bene e si preoccupa di farcela sapere attraverso quel sottile senso d’insoddisfazione con il quale ci svegliamo ogni mattina, fino a quando quel vago ma continuo senso di frustrazione non ci spingerà ad esplorarne le cause.

Si dice che per “parcheggiare”  un elefante sia sufficiente legarlo ad un modesto paletto, poiché egli è altrettanto legato al ricordo di quando, da cucciolo, non aveva la forza per liberarsene. Insomma, un bestione di qualche tonnellata, capace di sollevare agilmente un tronco d’albero, per tutta la vita resta prigioniero della propria convinzione di non poter spezzare un comune paletto di legno.  Tutto questo per dire quanto certi fenomeni che ci limitano nella quotidianità, siano da cercare più dentro di noi che altrove (come a volte  preferiamo  credere che sia).

I sintomi delle “convinzioni limitanti” sono tipicamente quelli di chi si esprime enunciando un obiettivo mentre al contempo si giustifica per la mancanza dei mezzi necessari al suo raggiungimento: si esprime descrivendo ciò che non ha e ciò che non vuole, piuttosto che affermare cosa vorrebbe ottenere, valutando quali siano le risorse a disposizione per lo scopo. Insomma, per chi “doveva andare a Milano ma la macchina era ancora dal meccanico”, non ci sono piani di riserva che contemplino alternative quali prendere il treno o l’aereo,  noleggiare un auto piuttosto che chiederla in prestito..

Sul fronte opposto, ricordo quando insegnai a sciare a un uomo che aveva perso le gambe dalle ginocchia in giù (ovviamente portava delle protesi per camminare): lui ebbe il coraggio di chiedermi se avrebbe potuto imparare (pensandolo possibile); io ebbi la sfacciataggine di proibirgli di noleggiare l’attrezzatura caldeggiandone l’acquisto per dimostrargli quanto fossi convinto che avrebbe sicuramente sciato. Sarà stato un azzardo, ma il fatto che entrambi lo avessimo creduto possibile, quanto il fatto che entrambi fossimo stati estremamente desiderosi di ottenerlo, fecero accadere la magia, o meglio qualcosa di molto più terreno ma dai risvolti emotivamente indescrivibili.. Certo, ovviamente occorre ricordare che a monte di tutto questo, da parte di chi opera  esiste una determinata sensibilità verso la circostanza, esiste un metodo che va applicato ed esiste un’esperienza con la quale interpretarlo per adattarlo al caso specifico.

Naturalmente, a parte le mie vicissitudini di Maestro di Sci, il tema delle “convinzioni limitanti” rappresenta una delle più frequenti aree d’intervento per un Life Coach: un affascinante viaggio alla riscoperta dell’individuo  e delle sue capacità di rinnovarsi per  affrontare una vita più consapevole e stimolante, con nuove risorse da impiegare per il raggiungimento delle proprie ambizioni.

In fondo, se ci pensate bene, non avere sogni potrebbe anche essere un vero problema..ma avere un sogno nel cassetto è soltanto una meravigliosa opportunità.

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