Author: Marco Formica (page 6 of 7)

I paradossi della natura umana

Uno dei temi più trattati dal Coaching è il cambiamento: che questo sia di natura professionale o privata, riguarda comunque un conflitto interno alla natura umana, da sempre.

Eppure, osservando la natura umana stessa, la storia dell’uomo comincia, prosegue e finisce attraverso un numero incalcolabile di continui cambiamenti: a partire dall’embrione, alla formazione dell’individuo, la storia di una persona è accompagnata dal persistente variare di ogni possibile cosa dentro di se, quanto fuori di se. Nel senso che il nostro cambiamento avviene all’interno di un contesto altrettanto in divenire. Cambiano i tempi in cui viviamo, cambiano le condizioni atmosferiche, cambiano i luoghi che frequentiamo, cambiano le leggi, le strade, le tecnologie, le culture. Non c’è nulla che resti immutato: perfino la roccia, modifica la sua forma sotto la continua percussione delle piogge.

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Il segreto e’ partire da cio’ che si ha

Molte persone sono afflitte da problemi per i quali non sono in grado di intravedere una soluzione: inevitabilmente nel tempo questo disagio si tramuta in frustrazione fino a sfociare in depressione. Il fatto è che spesso la nostra natura tende a farci focalizzare su ciò che ci manca, piuttosto che su ciò di cui disponiamo, distogliendoci ulteriormente dalla possibile soluzione. Personalmente, tutte le volte che sono rimasto chiuso fuori casa senza chiavi sono poi riuscito ad entrare in qualche modo: è la vecchia storia di chi vede il bicchiere mezzo vuoto oppure mezzo pieno; non mi sono mai tormentato sul fatto che non avessi le chiavi ma piuttosto ho sempre pensato che un modo alternativo per entrare dovesse assolutamente esistere. Oggi infatti, posso affermare che un portone chiuso può essere aperto con un chiodo, con una lastra per raggi X, con il filo di nylon del decespugliatore,  con un filo di ferro..e per chi lo volesse, sono in grado di fornire i dettagli. Quello che però vorrei si capisse, è che rimettendo totalmente in discussione il concetto per il quale le porte si aprono solo con la chiave, ci sarà possibile compiere cose che non ci saremmo mai aspettati di saper fare. Nei momenti di difficoltà,  restare calmi per valutare la situazione e cercare di capire quali siano gli strumenti alternativi che la circostanza ci offre, è il modo migliore per reagire attivamente, alla ricerca di una soluzione pratica e realistica. E’ necessario cambiare prospettiva: passare dalla persona smarrita che con sguardo attonito fissa la serratura del portone ripetendosi “non ho le chiavi..”, alla persona che si autodetermina ad entrare in ogni modo possibile, perché “un modo per entrare deve pur esserci!” La vita è piena di porte di cui abbiamo smarrito le chiavi..ma l’atteggiamento mentale è fondamentale per andare oltre la soglia: ci saranno porte di cui ritroveremo le chiavi, altre che scassineremo, altre che prenderemo a spallate nella speranza che cedano (prima di noi)…ma fin quando faremo tutto ciò che è in nostro potere per varcarle, non affronteremo il rimpianto di non averci provato.

Pensare da Campione

La pubblicità di una nota marca di orologi recitava: “calcoliamo il centesimo di secondo che separa chi vince da chi partecipa”. Lo sport agonistico è competizione e si compete per vincere, non certo per partecipare: magari alle olimpiadi sarà importante esserci…ma non certo quanto per  salire sul più alto gradino del podio. Dopo tutto se ci si allena per giorni, settimane, mesi ed anni, è per la voglia di primeggiare prevalendo su tutto e su tutti: che siano gli altri, un destino avverso, un pronostico sfavorevole, vincere è la più gratificante ed appariscente forma di autoaffermazione. Ma quanti si allenano a vincere? Pochi, perché per primeggiare in qualsiasi sport (come nella vita) la cosa più importante da allenare è la testa. Continue reading

Il significato è nella risposta

Quante volte abbiamo detto a qualcuno “tu non mi hai capito” solo perché la risposta disattendeva le nostre aspettative? Quante volte pensavamo di essere stati chiari, salvo venire smentiti dai fatti? Non sono rari  diverbi del tipo: A: “ti avevo detto che DOVEVI portare fuori il cane!”… B: “no, tu avevi detto DOVRESTI portare fuori il cane, il che significa che non era strettamente necessario” A: “se non fosse stato strettamente necessario ti pare che te lo avrei chiesto?” B: “veramente tu non hai fatto nessuna richiesta ma eventualmente una considerazione” A: “mi pare evidente che la mia considerazione in realtà fosse una richiesta” B: “sembrerà evidente a te, che te la canti e te la suoni..” Nel frattempo il cane ha fatto la pipì in casa.. Continue reading

Questione di punti di vista

Come accennato nei post precedenti, ciascuno di noi agisce  in base alle convinzioni che ha maturato attraverso le proprie esperienze, cioè attraverso il proprio, personalissimo modo di percepire il mondo e l’altrettanto personalissimo modo che ha di rappresentarlo dentro di se. Insomma, attraverso il modo che abbiamo di percepire la vita che scorre, strutturiamo dentro di noi delle precise mappe con cui rappresentiamo il ns. vissuto, a cui facciamo riferimento per affrontare il futuro. Il che, sarebbe quasi perfetto se soltanto il mondo non cambiasse mai e se le nostre stesse esperienze fossero state acquisite da un punto di vista molto, molto oggettivo. Il fatto è che il mondo cambia in ogni istante mentre noi , in quanto individui, lo osserviamo sempre da un punto di vista molto, molto individuale… Continue reading

Imparare a (pensare e) parlare positivo

Molto spesso, quando parliamo, non ci accorgiamo di trovare più naturale esprimerci con frasi “negative”. Per esempio, in risposta ad una domanda semplice del tipo “ma tu cosa vorresti?” ciascuno trova più facile dire “non vorrei più essere ansioso” piuttosto che “desidererei essere sereno”…”non vorrei più sentirmi insicura”, piuttosto che “vorrei sentirmi sicura di me stessa”. Ovviamente, tono della voce, postura, ritmo respiratorio, espressione del viso, sono tutti allineati a rafforzare il tenore pessimistico dell’affermazione. La cosa peggiore è che anche con i nostri figli, ancorché mossi dalle più buone intenzioni,  ci rivolgiamo spesso con un linguaggio negativo. Questo accade soprattutto quando ci raccomandiamo affinché seguano i nostri consigli: finiamo così per dire “non fare tardi” anziché “torna presto”;  “ricordati di non correre” anziché “ cerca di essere prudente”. Ciò che rende importante la differenza tra queste due forme di linguaggio è che quando esprimiamo una frase come “attento a non inciampare”, proiettiamo nella mente di chi ci ascolta proprio l’atto del cadere, influenzando la stessa capacità di azione della persona che abbiamo voluto avvertire. Con i bambini in particolare, poiché questi hanno una spiccata abilità nel visualizzare ciò che diciamo loro, accade proprio che le nostre raccomandazioni (così confezionate) finiscano per rivelarsi dei veri e propri sabotaggi. Continue reading

Sesso sulle pagelle

Fino a qualche settimana fa, non mi ero accorto che sulle pagelle delle elementari il SEI venisse trascritto SEX. Lo so, il numero sei in latino si scrive sex..ma allora perchè sette non è septem? oppure otto non è octo e così via? Qualcuno poi mi ha detto che si tratta di un acuto stratagemma per evitare che gli alunni possano facilmente ritoccare un sei, trasformandolo in sette.  Il che, me la dice lunga sulla malizia dei bambini tra i 6 e i 10 anni quanto sulla fiducia che il Ministero dell’Istruzione ripone  nei nostri figli e nella sua (del Ministero) capacità di educarli alla difficile virtù che è l’onestà. Resta il fatto che in un mondo globale, sempre più connesso, digitalizzato ed anglofono (per motivi di internazionalizzazione), trovo che la parola SEX sia più evocativa di Pamela Anderson che di Marco Tullio Cicerone.  Capisco le nostre origini latine..ma penso che una lingua dovrebbe essere utilizzata come strumento di comunicazione convenzionale nella misura in cui fosse condivisibile dai destinatari. Avrei trovato più consono e meno equivocabile un bel SIX, parola inglese di uso comune italiano  quanto l’e-mail, l’happy hour, il brunch, lo shopping: molto meno dell’addendum, del fluctus, del gymnasium e dello stesso sexus.

Ma se in una società come quella attuale le istituzioni  comunicano con cittadini utilizzando un linguaggio per cui “l’immondizia si conferisce” ai cassonetti mentre il biglietto si “oblitera” nell’apposita obliteratrice, è normale che a qualcuno possa venire in mente di ricorrere al latino per scoraggiare un’intera futura generazione di falsari.

Attenzione ai buoni consigli

Quante volte abbiamo elargito consigli dal profondo del cuore? E quanti altri ne abbiamo ricevuto con pari interesse e coinvolgimento? Erano tutti giusti? Hanno funzionato impeccabilmente?

Il problema è che anche quando conosciamo molto bene una persona, la consigliamo comunque facendo riferimento ai NOSTRI VALORI e CONVINZIONI, che ci derivano dalla nostra storia, cultura, educazione, carattere, mentalità. In altre parole, rispetto a qualsiasi evento siamo portati ad agire o interagire in base a come rappresentiamo lo stesso evento dentro di noi. La rappresentazione che strutturiamo dentro di noi rispetto ad un’esperienza, in PNL si chiama Mappa. Se non tocchiamo l’acqua fredda perché abbiamo fatto l’esperienza di scottarci con l’acqua bollente, significa che secondo la nostra mappa l’acqua è certamente qualcosa che scotta da cui prendere le distanze. Analogamente, ci sono milioni di esperienze che una volta vissute ci portano a generalizzare, categorizzare e sentenziare in modo inderogabile nei confronti di qualsiasi cosa. Continue reading

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