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L’interruttore dell’emotività

Ogni stato d’animo determina automaticamente un comportamento fisiologicamente caratteristico: in un momento di sofferenza o disperazione, assumiamo spontaneamente una postura chiusa, piegata su se stessa, le mani al viso, gli occhi chiusi: l’addome è chiuso e contratto e preme contro il diaframma determinando una respirazione breve e frammentaria, mentre una morsa allo stomaco contribuisce al generale irrigidimento muscolare, a un torpore fisico e mentale che si diffonde in una spirale di malessere che sembra senza fine. Continue reading

Lunga vita al Re !

Lo giuro, quando sono uscito dalla sala cinematografica ho pensato: “questo vince di sicuro l’Oscar”…  e non ci voleva certo un critico del settore per capire che il Film “Il discorso de Re” aveva tutte le carte in regola per conquistare il più celebre premio hollywoodiano.

La storia è quella del neo-monarca Giorgio VI e della sua balbuzie, patologia alquanto imbarazzante per un personaggio pubblico come l’Imperatore del Regno Unito, chiamato a comunicare al suo popolo l’ingresso in guerra con la Germania di Hitler.

È un’affascinante percorso attraverso la crescente autodeterminazione a superare i propri limiti per amore del popolo e di quel trono che rappresentava il sacro e inalienabile punto di riferimento dell’orgoglio nazionale. Colin Firth, interpreta magistralmente la lotta tra le proprie frustrazioni e il prepotente desiderio di affrontarle e sconfiggerle, anche accettando con umiltà e fiducia l’aiuto di un altrettanto magistrale logopedista (Geoffrey Rush) dai metodi pragmatici quanto innovativi.  La pellicola regala grandi momenti d’ironia, attraverso battute brillanti (in perfetto english humor), in un crescendo entusiasmante in cui il rapporto empatico che viene a stabilirsi tra i due protagonisti determinerà il più prezioso presupposto per il raggiungimento del comune obiettivo: dare voce al Sovrano.

Per certi aspetti, questo logopedista ispira i futuri principi del Coaching moderno,  così determinato a portare in superficie le qualità che il suo cliente, inconsapevolmente, teneva nascoste dentro di sé, a prescindere anche dai limiti che la stessa balbuzie comportava: la capacità di provocare, sfidare, stimolare il suo assistito pur mantenendo vigile e presente il rispetto per la persona, tanto come Re, quanto come uomo; la sobrietà nell’affiancare con discrezione, senza mai invadere la scena, trasmettendo quel senso di partnership, di rassicurante presenza su cui contare, senza pretendere di essere per questo indispensabile.

Il Discorso del Re, è un film che suggerisco di vedere a tutti i colleghi e aspiranti Coach, perché rappresenta una grande lezione di umanità e professionalità per tutti coloro che desiderano eccellere in quelle discipline in cui la relazione interpersonale è fondamentale.

Non ultimo lo consiglio a tutti coloro che desiderano vivere un’avventura fatta di sfide, romanticismo, rabbia, amore, amicizia, dignità e non ultimo, brillante umorismo.

Sublime quando subito dopo il discorso radiofonico alla nazione, il Re confida al suo amico logopedista: “ho commesso due piccole incertezze..ma volevo che sapessero che ero veramente io (a parlare)”.. ovvero, come fare di un proprio difetto una virtù, un segno distintivo, conoscendo bene la “mappa” che gli altri si sono fatti di noi..

Lezione di felicita’Lesson of Happiness

Era bella la mia Porsche, la mia prima 911, bianca e muscolosa, elegante e al tempo stesso sportiva: era la manifestazione visibile della mia personalità, il prolungamento smisurato del mio ego, o, se preferite, il prolungamento del mio ego smisurato.

Comunque, adoravo quella macchina e l’accudivo con la stessa maniacalità con la quale ciascun adone cura se stesso.

Un giorno come tanti, guidando in città, una piccola distrazione le costò l’offesa di un parafango ammaccato. Un danno da poco per molti, una coltellata sul quadricipite femorale per me: come quando una macchia di sugo si tuffa sulla tua cravatta migliore, o ti accorgi che le tarme hanno banchettato con il tuo pullover di cachemire,  o cogli in flagrante la fidanzata (tua) con il migliore amico (tuo, anche quello). Insomma, la tragedia greca interpretata con pessimismo cosmico leopardiano, elevato all’ennesima potenza.

Non ero neanche sceso a guardare: non volevo sapere ciò che già immaginavo e non volevo che i miei occhi potessero scorgere un dramma ancor peggiore di quanto l’immaginazione non avesse già fatto. E poi era sabato e con i carrozzieri chiusi non avrei neppure potuto cercare il conforto immediato del pronto soccorso.  Come gettare benzina sul fuoco, direte voi: no, per me era come un B-29 che sganciava napalm su una raffineria di petrolio.

Ero così giunto a un semaforo e, nell’attesa del verde, biascicavo tutto il mio odio per quel giorno nefasto, con virtuosismi semantici che avrebbero oscurato un’aurora boreale, tanto che se la rabbia fosse stata una forma di energia alternativa, avrei potuto alimentare un quartiere di Los Angeles e avanzarne per scongelare il Polo Nord.

Mentre tutto questo accadeva, la mia attenzione venne attratta da un signore dall’aspetto distinto, che con aria serafica attraversava la strada con il suo cane. Aveva un passo tranquillo e sicuro, un viso rilassato e procedeva sereno per la sua strada incurante del caos cittadino: su una mano impugnava un bastone bianco, troppo sottile per sorreggere il suo peso..sull’altra stringeva qualcosa che somigliava più alla maniglia di un carrello della spesa che a un guinzaglio per cani.  Attraverso il parabrezza, come fosse stato dallo schermo di un televisore, osservai inebetito questo “non vedente” attraversare la strada: sul viso un sorriso che pareva fare il verso alla Gioconda, una postura eretta che esprimeva dignità, procedeva con grande naturalezza, accompagnato dal suo fedele amico a quattro zampe.

Fu come accendere un faro sul mio incommensurabile egoismo egocentrista, sulla fragilità del mio sistema valoriale, su quelle deficienze che il moderno linguaggio magnanimamente definirebbe “aree di miglioramento”..

Sembrava un film, un fulmine a ciel sereno, un bagno d’umiltà nel Gange, la quiete dopo la tempesta, un sorso di saggezza dopo l’arsura della follia, il ritorno alla ragione dopo il delirio, un assaggio di felicità dopo l’oblio.

A volte per crescere basta essere un po’ curiosi, saper osservare e confrontare cosa ci accade dentro con ciò che accade fuori: solo allora sarà possibile capire quanto la lungimiranza sia una virtù più legata alla mente e allo spirito che alle diottrie..e che la vita è una grande riserva di opportunità dove la caccia è sempre aperta, senza discriminazioni di sorta, alla portata di chiunque abbia voglia di guardarsi intorno, vedente o meno..She was beautiful my Porsche, my first 911, white, muscular, elegant and sporty at the same time: it was the visible manifestation of my personality, the invaluable extension of my ego, or, if preferred, the extension of my invaluable ego.
However, I loved that car and I took care of her with the same maniacal care with which each Adonis cares himself.
A day like any other, driving in the city, a small distraction caused her a dented fender. A little damage for  most of the people, a jacknife in the quadriceps femoris for me, as when a drop of coffee lands on your favorite tie, or you realize that the moths have feasted with your cashmere sweater, or your girlfriend has escaped  with the best friend (yours, even that). In short, the Greek tragedy played with cosmic pessimism, elevated to the nth degree.
I was not even looking down there, avoiding  to discover a drama even worse than my imagination had not already done so. And then it was Saturday and with the body-workers closed, it wouldn’t  even offered the consolation by  an immediate first aid. Like throwing gasoline on the fire, you may say: no, for me it was like a B-29, which unleashed napalm on an oil refinery.
I was thus arrived at a traffic light, waiting for the green, muttering all my hatred for that fateful day, with semantic virtuosity that would have obscured the aurora borealis, so that if the anger had been a form of alternative energy, I could supply a neighborhood of Los Angeles, and still have some more to thaw the North Pole.
While all this was happening, my attention was attracted by a distinguished-looking gentleman, who with seraphic mood was crossing the street with his dog. He had a quiet and safe passage, a relaxed face and proceeded to his own way regardless of the surraunding chaos: on one hand he held a white stick, too thin to support his weight, whilst on the other grasped something that looked more like the handle of a shopping cart than a dog leash. Through the windshield, as it was from a TV screen, I watched this “blind” crossing the street with a smile depicted on his face that seemed to make the Mona Lisa, an upright posture expressing dignity, proceeded quite naturally, accompanied by his faithful canine friend.
It was like turning a light on my immeasurable egocentric selfish, on the fragility of my value system, on those deficiencies that modern language generously would define “areas of improvement” ..
It looked like a movie, a thunderclap, a humility bath in the Ganges river, the calm after the storm, a taste of wisdom after the burning of madness, the return to reason after the delirium, a taste of happiness after the oblivion.
Sometimes in order to grow up, you just need to be a little curious as much as to observe and compare what is happening inside with what is happening outside: only then can you understand how “the vision” is a virtue which is more linked to the mind and spirit than a bunch of diopters , as much as life is a boundless prairie of opportunities where hunting is always open, without any discrimination, within the possibility of anyone is willing to look around, blind or not ..

Rabbia, paura ed autocontrollo

Avere autocontrollo significa possedere una grande virtù, estremamente utile per affrontare e gestire adeguatamente i momenti più difficili.

Quello che è importante capire è che tale virtù non è necessariamente un dono di nascita ma un’attitudine che può essere studiata, desiderata, appresa e sviluppata.

Innanzi tutto sfatiamo il mito che vuole descrivere coloro che possiedono un grande autocontrollo, persone senza paura e prive di sentimenti negativi: a cosa servirebbe allora avere autocontrollo se non ci fosse nulla da tenere sotto controllo? Che bisogno avremmo di gestire la paura se ne fossimo privi a prescindere?

Ecco che allora chiunque fosse portatore di grande autocontrollo, sarebbe certamente una persona che avrebbe largamente sperimentato cose come la “paura vera” , come pure altri poco nobili sentimenti quali l’odio e la rabbia..

Tutto questo accade perché la natura ce lo impone: esiste il giorno e la notte, il caldo ed il freddo, il bello ed il brutto, il giusto e lo sbagliato..tutta la nostra vita si svolge a cavallo di fattori diametralmente opposti e differenti, con i quali tentiamo quotidianamente di stabilire un equilibrio, che sia congruente con i nostri valori, la nostra identità, le nostre ambizioni.

Sentimenti apparentemente negativi come la rabbia o la paura, hanno l’importantissima funzione di comunicarci dei messaggi che potrebbero rivelarsi vitali per la nostra sopravvivenza: è grazie alla paura di perdere i nostri figli che siamo premurosi e vigili; ed è imparando ad autocontrollarci che evitiamo di sconfinare in comportamenti eccessivi, ossessivi e controproducenti, che finirebbero per trasmettere incertezza, instabilità e timore di ogni minima cosa. La rabbia invece, talvolta ci aiuta a scoprire quanto una cosa fosse veramente importante per noi, rendendoci più consapevoli delle nostre fragilità ma anche della nostra determinazione a diventare più forti.

Per questo, imparare la difficile arte del gestire convenientemente le proprie emozioni, è fondamentale per crescere, maturare e rafforzarsi in modo sano e virtuoso.

Risolvere civilmente un conflitto interpersonale, affrontare efficientemente un compito in classe, scattare al momento giusto dai blocchi di partenza dei 100mt piani, frenare l’impulso di strangolare la suocera, sono solo alcune delle migliaia di azioni che ogni giorno tentiamo di  gestire responsabilmente e comunque nel nostro interesse. Non a caso, la prima cosa da imparare a fare per acquisire il controllo delle nostre azioni è chiedersi sempre quali benefici ci porterà ciò che stiamo per fare e se sia la cosa più giusta per noi: domandarsi se non ci siano altre possibili opzioni più compatibili con i nostri interessi; tentare di esplorare le possibili conseguenze per valutarne l’impatto sul presente e nel futuro; infine agire nella modalità che abbiamo individuato come più opportuna per le circostanze.

Ovviamente quando siamo in condizioni di stress tutto questo andrebbe elaborato in pochi istanti..ma come ho detto, l’autocontrollo è qualcosa alla quale occorre educarsi (o essere educati) affinché diventi parte del nostro patrimonio comportamentale più spontaneo.

Come la PNL insegna, a volte può essere utile ispirarsi a qualcuno che conosciamo ed al quale attribuiamo determinate doti, in modo da riprodurre quel determinato comportamento che consideriamo vincente per affrontare una determinata circostanza (per la quale riteniamo di non avere abbastanza risorse per uscirne bene).

Personalmente, vengo da una famiglia in cui l’autocontrollo era un pilastro fondamentale dell’educazione, con il quale coincidevano anche dei valori importanti come la giustizia e la non violenza: “se pensi di essere nel giusto, per quale ragione devi dimostrarlo con un linguaggio violento che è tipico di chi non ha argomenti validi?”  Così, associare la calma con la “virtù dei forti” e la rabbia incontrollata con il tipico “comportamento da deboli”, può ulteriormente motivare il percorso di crescita verso la consapevole determinazione delle proprie azioni.

E a pensarci bene, anche una famosa pubblicità di pneumatici recitava: “la potenza è nulla senza il controllo”…

© 2017 Marco Formica

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