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Il significato è nella risposta

Quante volte abbiamo detto a qualcuno “tu non mi hai capito” solo perché la risposta disattendeva le nostre aspettative? Quante volte pensavamo di essere stati chiari, salvo venire smentiti dai fatti? Non sono rari  diverbi del tipo: A: “ti avevo detto che DOVEVI portare fuori il cane!”… B: “no, tu avevi detto DOVRESTI portare fuori il cane, il che significa che non era strettamente necessario” A: “se non fosse stato strettamente necessario ti pare che te lo avrei chiesto?” B: “veramente tu non hai fatto nessuna richiesta ma eventualmente una considerazione” A: “mi pare evidente che la mia considerazione in realtà fosse una richiesta” B: “sembrerà evidente a te, che te la canti e te la suoni..” Nel frattempo il cane ha fatto la pipì in casa.. Continue reading

La comunicazione aziendale

Capita spesso che mentre comunichiamo, inconsapevolmente ci sfugga il fine, la ragione, lo scopo che ci prefiggiamo di raggiungere e per il quale ci attiviamo inviando una moltitudine di messaggi nelle più disparate modalità.

Succede quindi che talvolta si cominci un discorso finendo in un altro, divagando fuori tema, finanche a dire cose che in certi casi non avremmo voluto pronunciare, mentre altre volte ci capita di dire cose in una forma poco congruente con ciò che avremmo voluto esprimere.

Ciò nonostante, anche con il massimo sforzo, è materialmente impossibile evitare di comunicare, tanto che anche restando in silenzio sarebbe fin troppo evidente che “comunicheremmo di non voler comunicare”..

Tutto ciò avviene perché Comunicare fa parte del nostro “sistema operativo” ed è pertanto qualcosa che non potremmo mai disattivare e tanto meno disinstallare.

Tuttavia, per quanto comunicare faccia parte dei comportamenti spontanei di cui il genere umano si avvale sin dal primo giorno di vita, è sorprendente come nella pratica quotidiana il nostro linguaggio si dimostri spesso inadeguato ai propri scopi. 

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Il Coaching per i traumi nello sport giovanile

Oggi voglio parlarvi di come i ragazzi vivono un trauma fisico nel contesto di una pratica sportiva, prendendo spunto da fatti realmente accaduti di recente. Luisella (nome di comodo) è una ragazzina di  13-14 anni che ha raggiunto una buona impostazione tecnica nello sci. Purtroppo in un incidente sulle nevi, subì la frattura di due vertebre e questo brutto evento la rese piuttosto insicura quando le condizioni delle piste diventavano più difficili. Così un giorno mentre rientravamo con tutta la classe dalla lezione di sci, Luisella si scontrò con uno sconosciuto snowbordista che (come ormai purtroppo sempre più spesso accade) non appena rialzato si volatilizzò in un secondo. Luisella aveva impattato la schiena ed era a terra dolorante, in preda al terrore, ripetendo meccanicamente “mi sono rotta..mi sono rotta…”

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© 2017 Marco Formica

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