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Avere obiettivi nella vita

Un obiettivo è la rappresentazione futura di come vorremmo evolvere il nostro presente, o come nel presente vorremmo che fosse il nostro futuro, qualificandolo con un preciso traguardo: oggi ho la febbre ma per giovedì prossimo dovrò essere in grado di tornare al lavoro; entro il 20 del mese dovrò avere già raggiunto il budget; voglio iscrivere mio figlio nella scuola migliore..e così via.

Ora, se un obiettivo rappresenta l’ideale soddisfazione di un’esigenza, non avere obiettivi equivarrebbe a non avere esigenze. Ciò nonostante, molte persone affermano di non sapersi porre degli obiettivi, da cui deduco che un’esigenza esiste, ed è quella di sapersene dotare in modo da motivare, stimolare la propria esistenza: mi riferisco a quell’indefinibile sensazione di insoddisfazione di cui molti non sanno dare spiegazioni se non in modo confuso, accennando di essere insoddisfatti, di non sapere bene cosa vogliono, cosa potrebbero fare.

Diciamo subito che allora, più che un fatto di avere le risposte, si tratta di imparare a porsi le domande: perché sono insoddisfatto? Cos’è in particolare che vorrei cambiare della mia vita? Cosa mi piacerebbe fare? Di cosa necessiterei per poterlo fare? Dove potrei reperire le risorse necessarie? Come dovrei gestirle per ottenere ciò che desidero?

Il  Life-Coaching ha un approccio pragmatico perché ha la caratteristica di procedere individuando e qualificando precisi obiettivi da raggiungere: si parte dal prendere coscienza di cosa siamo oggi per arrivare a come vorremmo essere domani, individuando le necessarie risorse interiori che sono funzionali a percorrere questo percorso con successo.

Porsi le domande giuste è quindi importante per accendere quei processi decisionali che sono alla base del cambiamento di cui abbiamo bisogno: capire cosa veramente si vuole e cosa saremmo disposti a fare per ottenerlo, sono i requisiti principali per indirizzare le nostre energie nella giusta direzione; risorse che devono spingere dall’intenzione all’azione attraverso un disegno (strategia) che descriva le modalità precise (tattiche) con le quali ci si propone di raggiungere il traguardo.

Naturalmente, ci sono obiettivi ambiziosi che richiedono tempo, pazienza e perseveranza: può capitare di perdere la focalizzazione per mano della stanchezza, per un calo della motivazione dovuto alla distanza dal risultato da raggiungere ed allora non è solo più questione di dotarsi di obiettivi ma di come restare motivati verso di essi.  In questo caso, un Coach ha pure il compito di affiancare il proprio cliente e sostenerlo incoraggiandolo e mantenendolo motivato e focalizzato sugli obiettivi condivisi. Naturalmente ci sono anche delle tecniche che possono essere utilizzate per agevolare o rafforzare questo processo: per esempio “ancorando” il cliente ai propri obiettivi attraverso oggetti che rappresentino il risultato da raggiungere; se metaforicamente parlando, la Ferrari fosse l’icona rappresentativa del tenore di vita-obiettivo del cliente, tenere in tasca una copia della chiave di questa macchina permetterebbe uno stimolo sensoriale potente e motivante, ogni qual volta questi la osservasse nella sua mano.

La percezione sensoriale ha infatti il potere di facilitare l’elaborazione di un obiettivo in quanto ci permette di rappresentarlo in modo più concreto di quanto non faccia l’immaginazione: ecco perché davanti ad una vetrina, vedendo un bell’oggetto che colpisce i nostri gusti, siamo in grado di determinarci a dire “lo voglio”, esprimendo perentoriamente ed inconsapevolmente la volontà di raggiungere un obiettivo molto specifico che però non ci comporta lo sforzo di individuarlo e qualificarlo.

In tutti gli altri casi però, quando si tratta di affrontare i principali temi della vita, del tipo “cosa vorrei fare da grande”, occorre affrontare l’argomento con metodo e consapevolezza delle possibili conseguenze che possono scaturire da una scelta ben fatta o meno.

Dopo tutto, la vita è bella anche perché non tutto ciò che offre lo espone in vetrina..

Avere un’ esigenza non vuol dire avere un problema

Molti anni fa, quando ero un giovane manager rampante (o quanto meno credevo di esserlo), lavoravo come funzionario commerciale in una delle maggiori società di gestione del risparmio italiane.

Poiché i nostri fondi comuni di investimento erano distribuiti attraverso una moltitudine di istituti bancari, capitava molto raramente che ricevessimo dei clienti presso la nostra sede. Un giorno mi chiesero di occuparmi di un signore che si era presentato nei nostri uffici e così lo accolsi in una delle sale riunioni disponibili.

Si trattava di un uomo sui settanta anni portati bene, vestito casual ma ben curato: ancora ricordo i capelli bianchi e quel giubbotto di Polo Ralph Lauren,  che gli dava un aria giovanile ma calibrata, senza scadere nell’effetto “vorrei ma non posso”.

Mi presentai con una stretta di mano facendolo accomodare al tavolo, per poi esordire con disinvoltura nel modo più infelice che potessi trovare, dicendo: “allora, mi dica pure il suo problema”.

Il suo volto improvvisamente cambiò espressione, facendosi scuro come se gli avessi insultato a morte l’intero albero genealogico: i suoi occhi si fecero di ghiaccio, facendo precipitare la temperatura della stanza a livelli antartici. Senza che avesse il bisogno di insinuarsi, il dubbio che avessi commesso una clamorosa gaffe era già una monolitica certezza, inevitabile quanto le parole che avrebbe pronunciato con tono perentorio: “Scusi, cosa le fa pensare che io abbia dei problemi ??…Le ho forse detto di avere un problema??!!”…

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