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L’interruttore dell’emotività

Ogni stato d’animo determina automaticamente un comportamento fisiologicamente caratteristico: in un momento di sofferenza o disperazione, assumiamo spontaneamente una postura chiusa, piegata su se stessa, le mani al viso, gli occhi chiusi: l’addome è chiuso e contratto e preme contro il diaframma determinando una respirazione breve e frammentaria, mentre una morsa allo stomaco contribuisce al generale irrigidimento muscolare, a un torpore fisico e mentale che si diffonde in una spirale di malessere che sembra senza fine. Continue reading

[:it]Mandare lo sport in fumo[:]

[:it]Durante una risalita in seggiovia (in una nota località sciistica) mi sono ritrovato seduto accanto a tre giovani atleti dello sci, diciamo sui 15-16 anni: uno di questi, abbigliato come un vero campione dello slalom, gustava una sigaretta declamando le sue prodezze quotidiane per eludere i controlli dei genitori. Continue reading

Scuola, studenti e insegnanti..

Che oggi il nostro sistema scolastico non goda di ottima salute è abbastanza noto ma è altrettanto vero che in ogni epoca, in ogni scuola, ciascuno di noi ha conosciuto uno o più insegnanti capaci compromettere seriamente la serenità di intere famiglie. E non solo quella.

Averne parlato con qualche giovane adolescente mi ha portato a rivisitare antiche paure e insicurezze acquisite sui banchi di scuola con drammatica progressione, partendo dalle elementari per culminare con le superiori.  Questa circostanza mi ha stimolato a riflettere su un fenomeno storico quanto contemporaneo, con il quale avere imparato a convivere non ci fa onore. Non ha senso parlare di riforme scolastiche se non riflettiamo prima su come interpretiamo i principi pedagogici, etici, morali, educativi, ai quali dovremmo ispirarci in famiglia come nella scuola.

La mia speranza è di fornire qualche utile spunto a insegnanti e genitori, affinché il percorso educativo dei giovani venga praticato con maggiore responsabilità e soprattutto consapevolezza dei possibili risvolti da cui possono derivare certi comportamenti.

Prendiamo un caso tipico fra i tanti: la ragazzina che viene interrogata è una brava studentessa, con ottimi voti in tutte le materie, tranne una in particolare, considerata “la bestia nera per tutta la classe”; ma l’aspetto più rilevante non è che la ragazzina  sia incerta nel rispondere per paura di sbagliare, quanto per le possibili reazioni dell’insegnante.. Cosa mai potrebbe accadere di così terribile da semiparalizzare la capacità di espressione di un giovane individuo? Ve lo dico io: la previsione del conseguente, logorroico, “monologo cattedratico” da Pubblico Ministero che in veste di accusa, arringa la Giuria tracciando il profilo criminale dell’imputato attraverso l’evocazione delle peggiori qualità riconducibili al lato più oscuro della natura umana.  E’ un fiume di parole in piena, che accumula detriti trascinando via tutto ciò che incontra, per trovare la calma soltanto alla fine, una volta sfociato in mare.  E’ un esercizio di auto affermazione, di legittimo dominio auto referenziale, travestito neanche troppo abilmente, da opportuno quanto inevitabile momento educativo.

Apprendo da Virgilio.it che “A pochi giorni dall’inizio degli esami di licenza media e di maturità, sta raccogliendo consensi l’appello di alcuni professori ed intellettuali rivolto ai componenti delle commissioni perché non aiutino gli studenti impegnati nello svolgimento delle prove: in poche ore il documento, realizzato dal “Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità”, è stato sottoscritto da oltre 400 prossimi esaminatori.”

Questo è il link dell’intero articolo

http://notizie.virgilio.it/notizie/2011/06_giugno/04/esami-di-stato-400-prof-dicono-basta-agli-aiutini-per-studenti,29902077.html

ma mi domando se l’iniziativa non sia demagogica e intempestiva rispetto ai propositi che promuove: valori come il merito, la rettitudine, il rispetto verso se stessi e gli altri, ovvero il senso della dignità se non quello del buon senso, non dovrebbero essere trasmessi ai ragazzi durante tutto il percorso scolastico? Voglio dire che se i ragazzi danno per scontata l’idea di avvalersi di furbizie e strumenti illeciti, non abbiamo forse già fallito l’obiettivo educativo che è al centro della formazione scolastica?

Se un ragazzo decide di prepararsi agli esami con i peggiori propositi e la migliore tecnologia, o non è stato formato adeguatamente dai suoi insegnanti, oppure ha discutibili inclinazioni genetiche verso la violazione delle regole.  Se si trattasse di un caso isolato, sarebbe una sgradevole ma comprensibile eccezione…ma se fosse un fenomeno sistemico, allora troverei alquanto ipocrita cercare di fermarlo al capolinea, preoccupandosene solo in sede d’esame.

Vorrei partire dal concetto per il quale lo scarso rendimento di una classe rappresenta la scarsa efficienza degli insegnanti e il fallimento della Continue reading

La scelta della scuola superiore

Questa volta un tema d’attualità: decidere il proprio futuro a 13 anni.

Il contesto è ovviamente quello del paese Italia, con il suo sistema scolastico/educativo, fatto di fantomatiche riforme, avulso da qualsiasi forma di buon senso e orientamento verso le necessità dei giovani studenti.

Come la PNL insegna, le persone costruiscono le proprie mappe relative a cose e fatti, attraverso le proprie esperienze, determinando così dei modelli di riferimento per orientarsi in futuro.

Scopro così interessanti implicazioni nei criteri che gli adolescenti utilizzano per determinare la scelta della loro futura scuola: per esempio procedendo per esclusione,  individuando la concentrazione di materie antipatiche per Istituto Scolastico. Se è vero che sia tipico per la natura umana enunciare i propri desideri partendo da ciò che non si desidera, ritengo che in questo caso giochi un ruolo più determinante come i giovani abbiano assimilato il valore della scuola attraverso l’esperienza diretta.

Entusiasmarsi studiando le guerre puniche o l’Eneide piuttosto che un’ equazione, richiede il presupposto della consapevolezza nei confronti del possibile utilizzo che si potrà fare di queste conoscenze: consapevolezza che, nella maggior parte dei casi,  è assente, ovvero  mancano le motivazioni che spingono a comprendere l’utilizzo pratico di un insegnamento.

Passare ore sui libri, prima a scuola e poi a casa, senza comprenderne l’utilità è frustrante quanto lo è per un adulto svolgere un lavoro inutile per se stesso e per la comunità. È così che alcune materie finiscono per diventare ostiche e perfino odiate, al punto da diventare un elemento discriminante nella scelta di una scuola.

Ma se appassionare gli studenti con quale che sia la materia, resta un tema da sviluppare a parte, resta fondamentale aiutarli a capire che il criterio di una scelta deve basarsi sulle proprie inclinazioni, gusti, capacità, desideri, sogni da realizzare: partire dal “cosa vorrei fare” anziché “cosa non voglio fare”; proseguire con il “cosa vorrei diventare”, piuttosto che il contrario.  Le loro potenzialità non dovrebbero essere influenzate dal desiderio che alcuni genitori hanno di essere emulati (“sono un avvocato di successo ed anche mio figlio lo sarà”),  come pure sarebbe opportuno resistere al desiderio di seguire i compagni di scuola più simpatici, accodandosi alle loro scelte, come se un indirizzo di studi valesse qualsiasi altro.

Cinque anni alle superiori volano quando li guardi da un età adulta…ma quando ti ci trovi dentro sembrano un’eternità se ogni mattina ti devi svegliare con l’incubo di un’interrogazione di cui già preconizzi l’esito catastrofico.

Lasciate che i vostri ragazzi trovino la strada migliore seguendo le proprie attitudini: incoraggiateli ad esplorare i propri desideri e a verificare le proprie qualità, ad enunciare i propri sogni e a immaginarsi in un futuro prossimo in cui realizzarli.

Permettete loro di informarsi, presso le scuole e presso amici che già le frequentano: date la giusta importanza alla curiosità con cui indagheranno, alla sensibilità con la quale valuteranno le proprie esigenze rispetto alle opportunità da cogliere.

Certamente avranno già molti preconcetti da affrontare..ma la giovinezza è uno stato di grazia che concede tutte le risorse necessarie per superarli.

Rabbia, paura ed autocontrollo

Avere autocontrollo significa possedere una grande virtù, estremamente utile per affrontare e gestire adeguatamente i momenti più difficili.

Quello che è importante capire è che tale virtù non è necessariamente un dono di nascita ma un’attitudine che può essere studiata, desiderata, appresa e sviluppata.

Innanzi tutto sfatiamo il mito che vuole descrivere coloro che possiedono un grande autocontrollo, persone senza paura e prive di sentimenti negativi: a cosa servirebbe allora avere autocontrollo se non ci fosse nulla da tenere sotto controllo? Che bisogno avremmo di gestire la paura se ne fossimo privi a prescindere?

Ecco che allora chiunque fosse portatore di grande autocontrollo, sarebbe certamente una persona che avrebbe largamente sperimentato cose come la “paura vera” , come pure altri poco nobili sentimenti quali l’odio e la rabbia..

Tutto questo accade perché la natura ce lo impone: esiste il giorno e la notte, il caldo ed il freddo, il bello ed il brutto, il giusto e lo sbagliato..tutta la nostra vita si svolge a cavallo di fattori diametralmente opposti e differenti, con i quali tentiamo quotidianamente di stabilire un equilibrio, che sia congruente con i nostri valori, la nostra identità, le nostre ambizioni.

Sentimenti apparentemente negativi come la rabbia o la paura, hanno l’importantissima funzione di comunicarci dei messaggi che potrebbero rivelarsi vitali per la nostra sopravvivenza: è grazie alla paura di perdere i nostri figli che siamo premurosi e vigili; ed è imparando ad autocontrollarci che evitiamo di sconfinare in comportamenti eccessivi, ossessivi e controproducenti, che finirebbero per trasmettere incertezza, instabilità e timore di ogni minima cosa. La rabbia invece, talvolta ci aiuta a scoprire quanto una cosa fosse veramente importante per noi, rendendoci più consapevoli delle nostre fragilità ma anche della nostra determinazione a diventare più forti.

Per questo, imparare la difficile arte del gestire convenientemente le proprie emozioni, è fondamentale per crescere, maturare e rafforzarsi in modo sano e virtuoso.

Risolvere civilmente un conflitto interpersonale, affrontare efficientemente un compito in classe, scattare al momento giusto dai blocchi di partenza dei 100mt piani, frenare l’impulso di strangolare la suocera, sono solo alcune delle migliaia di azioni che ogni giorno tentiamo di  gestire responsabilmente e comunque nel nostro interesse. Non a caso, la prima cosa da imparare a fare per acquisire il controllo delle nostre azioni è chiedersi sempre quali benefici ci porterà ciò che stiamo per fare e se sia la cosa più giusta per noi: domandarsi se non ci siano altre possibili opzioni più compatibili con i nostri interessi; tentare di esplorare le possibili conseguenze per valutarne l’impatto sul presente e nel futuro; infine agire nella modalità che abbiamo individuato come più opportuna per le circostanze.

Ovviamente quando siamo in condizioni di stress tutto questo andrebbe elaborato in pochi istanti..ma come ho detto, l’autocontrollo è qualcosa alla quale occorre educarsi (o essere educati) affinché diventi parte del nostro patrimonio comportamentale più spontaneo.

Come la PNL insegna, a volte può essere utile ispirarsi a qualcuno che conosciamo ed al quale attribuiamo determinate doti, in modo da riprodurre quel determinato comportamento che consideriamo vincente per affrontare una determinata circostanza (per la quale riteniamo di non avere abbastanza risorse per uscirne bene).

Personalmente, vengo da una famiglia in cui l’autocontrollo era un pilastro fondamentale dell’educazione, con il quale coincidevano anche dei valori importanti come la giustizia e la non violenza: “se pensi di essere nel giusto, per quale ragione devi dimostrarlo con un linguaggio violento che è tipico di chi non ha argomenti validi?”  Così, associare la calma con la “virtù dei forti” e la rabbia incontrollata con il tipico “comportamento da deboli”, può ulteriormente motivare il percorso di crescita verso la consapevole determinazione delle proprie azioni.

E a pensarci bene, anche una famosa pubblicità di pneumatici recitava: “la potenza è nulla senza il controllo”…

Avere un’ esigenza non vuol dire avere un problema

Molti anni fa, quando ero un giovane manager rampante (o quanto meno credevo di esserlo), lavoravo come funzionario commerciale in una delle maggiori società di gestione del risparmio italiane.

Poiché i nostri fondi comuni di investimento erano distribuiti attraverso una moltitudine di istituti bancari, capitava molto raramente che ricevessimo dei clienti presso la nostra sede. Un giorno mi chiesero di occuparmi di un signore che si era presentato nei nostri uffici e così lo accolsi in una delle sale riunioni disponibili.

Si trattava di un uomo sui settanta anni portati bene, vestito casual ma ben curato: ancora ricordo i capelli bianchi e quel giubbotto di Polo Ralph Lauren,  che gli dava un aria giovanile ma calibrata, senza scadere nell’effetto “vorrei ma non posso”.

Mi presentai con una stretta di mano facendolo accomodare al tavolo, per poi esordire con disinvoltura nel modo più infelice che potessi trovare, dicendo: “allora, mi dica pure il suo problema”.

Il suo volto improvvisamente cambiò espressione, facendosi scuro come se gli avessi insultato a morte l’intero albero genealogico: i suoi occhi si fecero di ghiaccio, facendo precipitare la temperatura della stanza a livelli antartici. Senza che avesse il bisogno di insinuarsi, il dubbio che avessi commesso una clamorosa gaffe era già una monolitica certezza, inevitabile quanto le parole che avrebbe pronunciato con tono perentorio: “Scusi, cosa le fa pensare che io abbia dei problemi ??…Le ho forse detto di avere un problema??!!”…

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I figli sono come un po’ come i cani

Chiedo scusa per il titolo ma volevo essere premeditatamente provocatorio e spiegherò il perché.

Talvolta c’è gente che per qualche ragione desidera un cane, senza considerare che si tratti comunque di una forma di vita organica, provvista di esigenze alquanto ovvie (e prevedibili) come fare la pipì al meno un paio di volte al giorno. Queste persone, se vi soffermerete ad osservarle, noterete con quanta fretta ed insofferenza accompagnano il proprio Fido ad espletare le sue inevitabili funzioni fisiologiche, incitandolo a sbrigarsi e strattonandolo malamente (con il guinzaglio) ogni qualvolta si sofferma ad annusare il suo fantastico mondo fatto di odori. In quel momento lui non è più quella dolce palla di pelo che aspetta il  ritorno a casa del padrone per fargli le feste: non è più quella creatura adorabile che almeno per un po’ aveva riportato la serenità  in famiglia. No: in quel momento è diventato l’invalicabile ostacolo che si frappone tra costoro e l’orario della partita di calcetto; è il monolitico obelisco egiziano che devono lentamente e  faticosamente trascinare fino al proprio sito archeologico; più pesante dello zaino tattico degli alpini (40kg) dopo una marcia di 20 km in montagna e più testardo di un mulo sordo, il povero cane viene appellato manco fosse responsabile del disastro petrolifero nel Golfo del Messico.

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Sesso sulle pagelle

Fino a qualche settimana fa, non mi ero accorto che sulle pagelle delle elementari il SEI venisse trascritto SEX. Lo so, il numero sei in latino si scrive sex..ma allora perchè sette non è septem? oppure otto non è octo e così via? Qualcuno poi mi ha detto che si tratta di un acuto stratagemma per evitare che gli alunni possano facilmente ritoccare un sei, trasformandolo in sette.  Il che, me la dice lunga sulla malizia dei bambini tra i 6 e i 10 anni quanto sulla fiducia che il Ministero dell’Istruzione ripone  nei nostri figli e nella sua (del Ministero) capacità di educarli alla difficile virtù che è l’onestà. Resta il fatto che in un mondo globale, sempre più connesso, digitalizzato ed anglofono (per motivi di internazionalizzazione), trovo che la parola SEX sia più evocativa di Pamela Anderson che di Marco Tullio Cicerone.  Capisco le nostre origini latine..ma penso che una lingua dovrebbe essere utilizzata come strumento di comunicazione convenzionale nella misura in cui fosse condivisibile dai destinatari. Avrei trovato più consono e meno equivocabile un bel SIX, parola inglese di uso comune italiano  quanto l’e-mail, l’happy hour, il brunch, lo shopping: molto meno dell’addendum, del fluctus, del gymnasium e dello stesso sexus.

Ma se in una società come quella attuale le istituzioni  comunicano con cittadini utilizzando un linguaggio per cui “l’immondizia si conferisce” ai cassonetti mentre il biglietto si “oblitera” nell’apposita obliteratrice, è normale che a qualcuno possa venire in mente di ricorrere al latino per scoraggiare un’intera futura generazione di falsari.

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