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Comunicare efficacemente per raggiungere meglio i propri obiettivi

Il primo principio della comunicazione dice che “è impossibile non comunicare”: poiché ogni comportamento comunica qualcosa e viceversa, l’intenzione stessa di non comunicare , esprimendosi attraverso un atteggiamento di “chiusura”, finisce per comunicare inevitabilmente suo malgrado. Continue reading

Il linguaggio nelle situazioni di potenziale pericolo in montagna

Recentemente ho partecipato a un corso di specializzazione di Free Ride (riservato ai Maestri di Sci), ovvero sciare in fuori pista dove è possibile arrivare con l’elicottero (Heli Ski) oppure dopo una lunga marcia con zaino e sci in spalla.

E’ uno sport straordinario che si pratica in scenari meravigliosi dove però il pericolo è sempre in agguato: slavine, valanghe e strapiombi sono soltanto alcune delle minacce potenziali che si possono presentare in determinate circostanze…e allora diventa fondamentale conoscere le regole che determinano la maggiore sicurezza possibile per prevenire tutte quelle minacce che possono trasformare una meravigliosa esperienza in un incubo senza fine.

Come accennavo in un precedente articolo (Parlare positivo), per natura siamo portati a esprimerci in negativo: “NON tornare tardi!”..”NON correre!”…”NON voglio perdere la partita””NON devo sbagliare”

La nostra mente è programmata per  focalizzarsi sulle “parole chiave”, per cui dirsi “NON devo pensare sempre ai PROBLEMI” equivale a restare inconsapevolmente concentrati sui propri problemi.

Per questa ragione dire “torna presto” ha un effetto di gran lunga più efficace del “non fare tardi”, in quanto proiettiamo dentro di noi ciò che è utile fare anziché ciò che vorremmo evitare: è slanciarsi in modo costruttivo verso ciò che vogliamo, anziché enunciare passivamente cosa non vogliamo. Dire che non vogliamo trascorrere le vacanze al lago non produce alcuna azione e resta un’asserzione incompleta: dire che vogliamo andare al mare a fare surf è un’affermazione propositiva, dinamica (riguarda il fare), che rispecchia un obiettivo reale che vorremmo raggiungere.

Nelle situazioni di possibile pericolo è fondamentale dare istruzioni, chiare, concise e soprattutto POSITIVE:  “ricordatevi di camminare vicino alla parete rocciosa” anziché non camminate lontano dalla parete rocciosa”

C’è di più: spesso capita di comunicare in condizioni acustiche precarie; per una bufera di neve, oppure in prossimità dell’elicottero, o magari alla radio. Ecco che allora può succedere di non percepire alcune parole che compongono la frase. Per esempio, se via radio diciamo al nostro collega che è in elicottero “non aprire il portello!”..se la parola “NON” venisse tagliata dalla trasmissione radio,  il messaggio giungerebbe con il significato opposto.  Pensate a “ mi raccomando non spingere il pulsante rosso” che diventa “ –-accomando di – spingere –l pulsante rosso!” ..che magari comanda lo sgancio del cestello di salvataggio..!

Un corretto linguaggio, in certe circostanze ha una valenza fondamentale: pensiamo al navigatore dell’equipaggio di una vettura da rally..se questo dicesse “all’incrocio NON girare a destra”, in uno sport dove conta il centesimo di secondo, oltre che pronunciare una frase più lunga (“gira a sinistra” è decisamente più breve), costringerebbe il pilota ad elaborare che girare a destra è sbagliato per cui di conseguenza è giusto girare a sinistra (se nel frattempo non si sono già schiantati tra le due strade).

Sicuramente in ambienti come la montagna ci sono circostanze in cui esprimersi aiutandosi con una buona gestualità (che a volte è molto più chiara di quanto le parole non possano fare) può essere di grande aiuto, specie quando si ha a che fare con gruppi numerosi: in questo caso anche la disposizione dei membri rispetto al leader può essere funzionale alla buona percezione del messaggio; tipo disporsi a ventaglio ( o ferro di cavallo) per creare un anfiteatro umano dal quale ascoltare e osservare il capo squadra.

In ogni caso, tornando al concetto del Linguaggio Positivo, è bene ricordare sempre che chi si esprime dicendo cosa NON vuole, è sempre concentrato sul problema, mentre chi si esprime  dicendo cosa vuole è sempre concentrato sulla soluzione: due atteggiamenti diametralmente opposti che in circostanze critiche possono fare la differenza. Specie se di mezzo c’è una vita in pericolo.

Avere un’ esigenza non vuol dire avere un problema

Molti anni fa, quando ero un giovane manager rampante (o quanto meno credevo di esserlo), lavoravo come funzionario commerciale in una delle maggiori società di gestione del risparmio italiane.

Poiché i nostri fondi comuni di investimento erano distribuiti attraverso una moltitudine di istituti bancari, capitava molto raramente che ricevessimo dei clienti presso la nostra sede. Un giorno mi chiesero di occuparmi di un signore che si era presentato nei nostri uffici e così lo accolsi in una delle sale riunioni disponibili.

Si trattava di un uomo sui settanta anni portati bene, vestito casual ma ben curato: ancora ricordo i capelli bianchi e quel giubbotto di Polo Ralph Lauren,  che gli dava un aria giovanile ma calibrata, senza scadere nell’effetto “vorrei ma non posso”.

Mi presentai con una stretta di mano facendolo accomodare al tavolo, per poi esordire con disinvoltura nel modo più infelice che potessi trovare, dicendo: “allora, mi dica pure il suo problema”.

Il suo volto improvvisamente cambiò espressione, facendosi scuro come se gli avessi insultato a morte l’intero albero genealogico: i suoi occhi si fecero di ghiaccio, facendo precipitare la temperatura della stanza a livelli antartici. Senza che avesse il bisogno di insinuarsi, il dubbio che avessi commesso una clamorosa gaffe era già una monolitica certezza, inevitabile quanto le parole che avrebbe pronunciato con tono perentorio: “Scusi, cosa le fa pensare che io abbia dei problemi ??…Le ho forse detto di avere un problema??!!”…

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Il significato è nella risposta

Quante volte abbiamo detto a qualcuno “tu non mi hai capito” solo perché la risposta disattendeva le nostre aspettative? Quante volte pensavamo di essere stati chiari, salvo venire smentiti dai fatti? Non sono rari  diverbi del tipo: A: “ti avevo detto che DOVEVI portare fuori il cane!”… B: “no, tu avevi detto DOVRESTI portare fuori il cane, il che significa che non era strettamente necessario” A: “se non fosse stato strettamente necessario ti pare che te lo avrei chiesto?” B: “veramente tu non hai fatto nessuna richiesta ma eventualmente una considerazione” A: “mi pare evidente che la mia considerazione in realtà fosse una richiesta” B: “sembrerà evidente a te, che te la canti e te la suoni..” Nel frattempo il cane ha fatto la pipì in casa.. Continue reading

Sesso sulle pagelle

Fino a qualche settimana fa, non mi ero accorto che sulle pagelle delle elementari il SEI venisse trascritto SEX. Lo so, il numero sei in latino si scrive sex..ma allora perchè sette non è septem? oppure otto non è octo e così via? Qualcuno poi mi ha detto che si tratta di un acuto stratagemma per evitare che gli alunni possano facilmente ritoccare un sei, trasformandolo in sette.  Il che, me la dice lunga sulla malizia dei bambini tra i 6 e i 10 anni quanto sulla fiducia che il Ministero dell’Istruzione ripone  nei nostri figli e nella sua (del Ministero) capacità di educarli alla difficile virtù che è l’onestà. Resta il fatto che in un mondo globale, sempre più connesso, digitalizzato ed anglofono (per motivi di internazionalizzazione), trovo che la parola SEX sia più evocativa di Pamela Anderson che di Marco Tullio Cicerone.  Capisco le nostre origini latine..ma penso che una lingua dovrebbe essere utilizzata come strumento di comunicazione convenzionale nella misura in cui fosse condivisibile dai destinatari. Avrei trovato più consono e meno equivocabile un bel SIX, parola inglese di uso comune italiano  quanto l’e-mail, l’happy hour, il brunch, lo shopping: molto meno dell’addendum, del fluctus, del gymnasium e dello stesso sexus.

Ma se in una società come quella attuale le istituzioni  comunicano con cittadini utilizzando un linguaggio per cui “l’immondizia si conferisce” ai cassonetti mentre il biglietto si “oblitera” nell’apposita obliteratrice, è normale che a qualcuno possa venire in mente di ricorrere al latino per scoraggiare un’intera futura generazione di falsari.

© 2017 Marco Formica

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