impensabile non vuol dire impossibileunthinkable does not mean impossible

Una celebre frase del grande pilota (di automobilismo) Mario Andretti recita: “se hai la sensazione di avere la situazione sotto controllo, evidentemente non stai andando abbastanza veloce..”

Com’è possibile capire se possiamo andare oltre il nostro limite se ancora non l’abbiamo raggiunto??

Che cos’è il limite? In teoria è il punto oltre il quale, in un determinato momento, di fronte a un certo ostacolo, non abbiamo la capacità di andare oltre..in pratica, il limite è un’idea, una convinzione: la nostra personalissima rappresentazione di un luogo, una linea, un punto  oltre il quale riteniamo di non poter andare, tanto con il corpo (pensiamo all’asticella del salto in alto) quanto con la mente (come nel caso di un calcolo matematico di elevata complessità).

Le origini di questo atteggiamento mentale possono essere svariate,  come una scarsa autostima, una discutibile capacità di auto valutarsi, la predisposizione a lasciarsi influenzare dal pessimismo altrui…in ogni caso, è quasi sempre vero che, posti di fronte ad una serie di ostacoli, il primo, il più insormontabile,  è quello che ci siamo creati noi stessi, con le nostre indecisioni, incertezze e fragilità. Ovviamente, una volta stabilita l’inviolabilità dell’ostacolo, l’alpinista cesserà di scalare la montagna, il maratoneta cesserà di correre, lo studente smetterà di studiare, lo scienziato non farà più ricerche, il soldato smetterà di combattere.

La buona notizia è che se il limite è nella nostra mente,  (e credetemi, è li che risiedono la maggior parte degli ostacoli che incontriamo nella vita) esso si trova proprio nel posto meno sicuro per sopravvivere nel tempo.  Se il limite è un’idea, le idee possono cambiare e diventare una fantastica avventura in cui confrontarsi continuamente con se stessi e con il mondo circostante, per sfidare e sfidarsi, crescere ed evolvere.

Dopo tutto, i limiti non sono altro che un codice convenzionale per condividere un parametro che possa, prima o poi, essere infranto.

Per fare questo, bisogna per prima cosa crederlo possibile: come il record dei 200mt. piani stabilito da Mennea nel 1979, poi superato 17 anni più tardi da Michael Johnson; possibile come la scalata delle 14 montagne oltre gli ottomila metri (Reinhold Messner); possibile come sopravvivere due mesi e mezzo, imprigionati in una miniera a 700mt. di profondità (i minatori Cileni). Una volta capito e deciso che questo punto di riferimento è lì solo per essere superato, occorre elaborare una strategia per riuscirci ed applicare ogni tattica possibile, spendendo ogni risorsa disponibile, del corpo e della mente.

Per superare i propri limiti bisogna imparare a conoscerli e l’unico modo per farlo è frequentarli il più possibile, allenandosi con grande impegno ai massimi livelli, per abituarsi a quella zona in cui possibile e impossibile convivono, separati da una membrana invisibile e permeabile, dove vincere o cadere può dipendere da un soffio..

Per questa ragione, anche l’atleta più forte e talentuoso, se in allenamento non cade mai, significa che non sta prendendo confidenza con i propri limiti.. Cadere è una conseguenza dell’osare, del credere possibile, del combattere, del determinarsi a raggiungere l’obiettivo.

Cadere significa avere trovato il limite e finalmente avere visto con chi avere a che fare, per poterlo studiare, affrontare e battere.

Si comincia camminando a malapena sulla trave e si finisce per fare un salto mortale rovesciato sulla corda..e quello che un giorno era impensabile, finisce per diventare possibile. Già, perché spesso le cose che riteniamo impossibili restano tali solo fino a quando le consideriamo impensabili.A famous phrase of the great driver (motor racing) Mario Andretti says: “If you feel that you have the situation under control, you’re not going fast enough ..”
How could we go beyond our limits if we have not reached yet?
What is the limit? In theory, the point beyond which, at a given moment, facing a certain obstacle, we do not have the ability to go further .. in practice, the limit is an idea, a conviction that our own personal representation of a place , a line, a point beyond which we cannot go, nor with the body (think hight jumping stick) neither with the mind (as in the case of a highly complex mathematical calculations).
The origins of this mindset can be varied, such as low self-esteem, a questionable ability to self-evaluation, the tendency to be influenced by the pessimism of others … in any case, it is almost always true that, faced with a series of obstacles, the first, the most intractable is that we have created ourselves, with our indecision, uncertainty and fragility. Of course, once established the inviolability of the obstacle, the climber will cease to climb the mountain, the marathon will cease to run, the student will stop to study, the scientist will cease the research, the soldiers stop fighting.
The good news is that if the limit is in our mind, (and believe me, it’s there that counts most of the obstacles we encounter in life) it is located in the least safe place to survive over time. If the limit is an idea, ideas can change and become a fantastic adventure, an exciting challage with ourself and the surrounding world, to fight and compete, grow and evolve.
After all, the limits are nothing more than a conventional code to share a parameter that can, sooner or later be broken.
To do this, we must first believe it possible: as a record of 200 meters drawn up by Mennea in 1979, then passed 17 years later by Michael Johnson; as possible to climb the 14 mountains over eight thousand meters (Reinhold Messner); possible as survive two and half months, trapped in a mine at 700 mt. depth (Chilean miners). Once understood and agreed that this reference point is there only to be overcome, it must be develop a strategy to succeed and to apply every tactic possible, spending every available resource, related to the body as much as the mind.
To overcome our own limitations we must learn to know them and the only way to do this is to attend them as much as possible, training with great commitment at the highest levels, to get used to the area where possible and impossible live together, separated by an invisible, permeable membrane, where win or fall may depend on a breath ..
For this reason, even the strongest and most talented athlete, whether in training never falls, it means that he is not getting to grips with its limitations .. Falling is a consequence of dare, of  believeing in the human being, of fighting supported by the determination to achieve the goal.
Falling means you have found the limit and finally have seen those who you have something to do, to be able to investigate, compare and defeat.
It barely begins walking on the beam and you end up doing a flip upside down on the rope .. and what a day was unthinkable, ends up as possible. Yeah, because often the things are impossible until we consider them unthinkable.

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2 Comments

  1. Volevo fare i miei complimentino al suo lavoro,al suo sito, alla strada che ha intrapreso..ho trovato interessantissimi tutti gli articoli da lei scritti..e di fondamentale importanza nel vivere la quotidianità di tutti i giorni. Salvatore Mautone

  2. Salvatore,
    grazie per i complimenti e scusami per questa risposta alquanto tardiva: purtroppo ho avuto problemi con la visualizzazione dei post e non mi è stato possibile replicare nei tempi che la buona educazione suggerirebbe.
    Tra l’altro, è possibile che abbia ricevuto una tua richiesta di amicizia via facebook? Ho provato a scorrere l’elenco ma non c’é più il tuo nome. In questo caso ho procrastinato perché normalmente accetto richieste di amicizia solo da persone che conosco o da chi si fa precedere da un messaggio (e questo tuo post l’ho visto solo ora).
    Comunque, proverò a rimediare inviandoti una richiesta e se ti farà ancora piacere deciderai tu se darle seguito.
    Grazie ancora
    Marco

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