Month: marzo 2010

Imparare a (pensare e) parlare positivo

Molto spesso, quando parliamo, non ci accorgiamo di trovare più naturale esprimerci con frasi “negative”. Per esempio, in risposta ad una domanda semplice del tipo “ma tu cosa vorresti?” ciascuno trova più facile dire “non vorrei più essere ansioso” piuttosto che “desidererei essere sereno”…”non vorrei più sentirmi insicura”, piuttosto che “vorrei sentirmi sicura di me stessa”. Ovviamente, tono della voce, postura, ritmo respiratorio, espressione del viso, sono tutti allineati a rafforzare il tenore pessimistico dell’affermazione. La cosa peggiore è che anche con i nostri figli, ancorché mossi dalle più buone intenzioni,  ci rivolgiamo spesso con un linguaggio negativo. Questo accade soprattutto quando ci raccomandiamo affinché seguano i nostri consigli: finiamo così per dire “non fare tardi” anziché “torna presto”;  “ricordati di non correre” anziché “ cerca di essere prudente”. Ciò che rende importante la differenza tra queste due forme di linguaggio è che quando esprimiamo una frase come “attento a non inciampare”, proiettiamo nella mente di chi ci ascolta proprio l’atto del cadere, influenzando la stessa capacità di azione della persona che abbiamo voluto avvertire. Con i bambini in particolare, poiché questi hanno una spiccata abilità nel visualizzare ciò che diciamo loro, accade proprio che le nostre raccomandazioni (così confezionate) finiscano per rivelarsi dei veri e propri sabotaggi. Continue reading

Sesso sulle pagelle

Fino a qualche settimana fa, non mi ero accorto che sulle pagelle delle elementari il SEI venisse trascritto SEX. Lo so, il numero sei in latino si scrive sex..ma allora perchè sette non è septem? oppure otto non è octo e così via? Qualcuno poi mi ha detto che si tratta di un acuto stratagemma per evitare che gli alunni possano facilmente ritoccare un sei, trasformandolo in sette.  Il che, me la dice lunga sulla malizia dei bambini tra i 6 e i 10 anni quanto sulla fiducia che il Ministero dell’Istruzione ripone  nei nostri figli e nella sua (del Ministero) capacità di educarli alla difficile virtù che è l’onestà. Resta il fatto che in un mondo globale, sempre più connesso, digitalizzato ed anglofono (per motivi di internazionalizzazione), trovo che la parola SEX sia più evocativa di Pamela Anderson che di Marco Tullio Cicerone.  Capisco le nostre origini latine..ma penso che una lingua dovrebbe essere utilizzata come strumento di comunicazione convenzionale nella misura in cui fosse condivisibile dai destinatari. Avrei trovato più consono e meno equivocabile un bel SIX, parola inglese di uso comune italiano  quanto l’e-mail, l’happy hour, il brunch, lo shopping: molto meno dell’addendum, del fluctus, del gymnasium e dello stesso sexus.

Ma se in una società come quella attuale le istituzioni  comunicano con cittadini utilizzando un linguaggio per cui “l’immondizia si conferisce” ai cassonetti mentre il biglietto si “oblitera” nell’apposita obliteratrice, è normale che a qualcuno possa venire in mente di ricorrere al latino per scoraggiare un’intera futura generazione di falsari.

Attenzione ai buoni consigli

Quante volte abbiamo elargito consigli dal profondo del cuore? E quanti altri ne abbiamo ricevuto con pari interesse e coinvolgimento? Erano tutti giusti? Hanno funzionato impeccabilmente?

Il problema è che anche quando conosciamo molto bene una persona, la consigliamo comunque facendo riferimento ai NOSTRI VALORI e CONVINZIONI, che ci derivano dalla nostra storia, cultura, educazione, carattere, mentalità. In altre parole, rispetto a qualsiasi evento siamo portati ad agire o interagire in base a come rappresentiamo lo stesso evento dentro di noi. La rappresentazione che strutturiamo dentro di noi rispetto ad un’esperienza, in PNL si chiama Mappa. Se non tocchiamo l’acqua fredda perché abbiamo fatto l’esperienza di scottarci con l’acqua bollente, significa che secondo la nostra mappa l’acqua è certamente qualcosa che scotta da cui prendere le distanze. Analogamente, ci sono milioni di esperienze che una volta vissute ci portano a generalizzare, categorizzare e sentenziare in modo inderogabile nei confronti di qualsiasi cosa. Continue reading

Incongruenze comportamentali

Lo scenario è la sala riunioni di una multinazionale degli elettrodomestici. Lo staff commerciale incontra la prestigiosa società di marketing che è venuta ad illustrare i dati di mercato rilevati sui punti vendita. I due giovani relatori, un lui ed una lei, sono pronti ad avvicendarsi nella tanto attesa disquisizione. Inizia  lui, mentre dal proiettore scorre una interminabile serie di grafici e numeri percentuali.. Il Direttore Generale, forte di una grande esperienza ed una formazione in ingegneria, accenna qualche appunto travestito da domanda, senza infierire, quanto basta a far tentennare l’interlocutore per fargli capire che l’auditorio non è proprio beota. Il Dott. X vacilla ma si riprende bene e conclude la propria dissertazione come da manuale per passare la parola alla collega. Non appena questa inizia la propria parte, l’altro, come se improvvisamente si fosse chiuso in una cella d’isolamento a tenuta stagna, comincia a mangiarsi le unghie con la dovizia di un roditore consumato. Continue reading

La comunicazione aziendale

Capita spesso che mentre comunichiamo, inconsapevolmente ci sfugga il fine, la ragione, lo scopo che ci prefiggiamo di raggiungere e per il quale ci attiviamo inviando una moltitudine di messaggi nelle più disparate modalità.

Succede quindi che talvolta si cominci un discorso finendo in un altro, divagando fuori tema, finanche a dire cose che in certi casi non avremmo voluto pronunciare, mentre altre volte ci capita di dire cose in una forma poco congruente con ciò che avremmo voluto esprimere.

Ciò nonostante, anche con il massimo sforzo, è materialmente impossibile evitare di comunicare, tanto che anche restando in silenzio sarebbe fin troppo evidente che “comunicheremmo di non voler comunicare”..

Tutto ciò avviene perché Comunicare fa parte del nostro “sistema operativo” ed è pertanto qualcosa che non potremmo mai disattivare e tanto meno disinstallare.

Tuttavia, per quanto comunicare faccia parte dei comportamenti spontanei di cui il genere umano si avvale sin dal primo giorno di vita, è sorprendente come nella pratica quotidiana il nostro linguaggio si dimostri spesso inadeguato ai propri scopi. 

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© 2018 Marco Formica

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